giovedì 17 novembre 2005

one about me



Da quando ormai quasi un anno fa ho aperto questo blog non ho mai scritto nulla su di me, che so una presentazione, un qualcosa che racconti in breve chi sono, e il profilo non aiuta di certo, visto che scrive un semplice "vegan, serve dire altro" beh, forse qualcos'altro a volte serve dirlo.
Sono nato alle ore 19 di un venerdì sera, e già qui capirete la non eccessiva voglia di lavorare del soggetto, che sceglie di nascere all'inizio del weekend, cmq mia madre era in ospedale da un giorno e mezzo, e ormai ero in ritardo di ben 12 giorni, e si cominciava quasi a disperare sulla mia volontà di nascere.
Il sole era felicemente in cancro ormai da 8 giorni, e se quindi i miei gentori si aspettavano un gemelli autonomo e libertario, il ritardo regalò loro un cancro mammane e piagnone. Ci doveva essere un cielo strano quella notte, la luna in toro che amoreggiava con Venere in Leone, mentre marte, abbracciato a Vergine li guardava soddisfatto e compiaciuto.
Ero il primogenito, non ho mai saputo se voluto o trovato, ma senza dubbio amato, ed è quello che poi realmente conta, quando sono uscito ero 4 kili e 300 grammi, un vitellino, che per tutta la vita mi darà un fisico non certo esile e filiforme. Mio padre mi aspettava fuori dalla sala operatoria, era giovane all'epoca, aveva un banale lavoro da operaio, mentre mia madre era insegnante precaria, costretta a fare 150 km al giorno per una supplenza.
I primi anni li ho trascorsi in un appartamento sopra quel bar che poi da adolescente diventerà il punto di ritrovo con tutti gli amici. In quel piccolo e rumoroso appartamento ho passato i miei primi 3 anni, amici pochi con cui crescere, un sacco di peluches in compenso che erano la mia seconda famiglia, di mese in mese i membri della famiglia aumentavano di unità e da papà e mamma BUBU, si passò alle aggiunte di orsetto giallo, orsetto grigio, e scimmietta.
Da lì ci spostammo e andammo nella casa dove loro abitano ancora oggi, era una casa bella e grande con il giardino, lontana dalle macchine, per prenderla si indebitarano oltre modo, però volevano dare a me e a mia sorella ancora nel pancione un posto bello dove crescere.
In realtà c'è molto di più nei miei primi 3 anni di vita, c'è l'amore scoperto con una riccia da perdere la testa, il cui nome ancora oggi è in grado di farmi battere il cuore, le prime parole, i primi voli, un incidente in cui avrei potuto perdere la vita, qualche ricovero in ospedale, i primi passi, le prime parole e le prime volte dal logopedista, una nonna che se ne andava ancor prima che io potessi capire come dirle che le volevo bene, e un nonno che se ne era già andato quando mia madre ancora mi aspettava, ma che mi regalerà il nome, gli occhi, il naso i capelli, e quella passione viscerale per il Toro.

2 commenti:

  1. Che bel racconto, peccato per quei pianeti che...vabbè...non sono certamente il massimo della vita...il sole soprattuto :P

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  2. eh già con un sole così, chissà dove voglio andare!

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