mercoledì 18 ottobre 2006

Come eravamo / 2
L'anarchico venuto dall'america per uccidere il re




 
 

Per raccontare questo fatto voglio partire una volta tanto non in mezzo alle cose, ma da un antefatto senza il quale questa storia avrebbe molto meno senso.
Era il 1898, la Lombardia viveva una situazione economica gravissima (furono 519.000 i lombardi costretti a emigrare in quegli anni) a Milano il popolo era sempre più affamato e l'esosa tassa sulla farina e sui macinati imposta dal re, rendeva il costo del pane inaccettabile per il popolo.
Fu così che il popolo insorse, e assaltò i forni del pane, mossi dalla fame e dalla volontà di non morire di stenti, l'insurrezione fu repressa nel sangue con i fucili e i cannoni dai Carabinieri al comando del generale piemontese Fiorenzo Bava-Beccaris, che poi per questa azione di ordine pubblico fu insignito con la Croce di grand'ufficiale dell'ordine militare di Savoia, "per rimeritare il servizio reso alle istituzioni e alla civiltà" da Umberto I re d’Italia.
Le stime parlano di oltre cento persone morte ammazzate dal piombo dell'arma sempre fedele nei secoli allo Stato, tra le vittime vi furono i miserabili in fila dai frati per ricevere la minetra.

Gaetano Bresci era da anni emigrato in America all'epoca di questi fatti, ma quando la notizia giunse al suo orecchio non potè lasciarlo insensibile, giovane anarchico che proprio nel nuovo continente stava scoprendo la dottrina della libertà.
Decise così che avrebbe vendicato quegli oltre cento miserabili che trovarono la morte per aver chiesto di poter mangiare. I restanti 2 anni della sua vita Bresci, come vuole la storia anarchica militante, li destinò alla preparazione del regicidio, tornò in Italia, studiò gli spostamenti del re, si procurò l'arma, e la sera del 29 luglio del 1900, mentre il re rincasava nella sua villa monzese si avvicinò alla carrozza, e il suo braccio0 divenne la vendetta di quei cento pezzenti che il re ordinò reprimere col piombo per un tozzo di pane.
Agì da solo, in perfetto stile anarchico, non provò pietà per l'uomo, ma solo odio per chi aveva con tanta efferatezza commesso quello che ai suoi occhi appariva come un crimine, ma che in quella società era premiato con una medaglia.
Fu condannato per regicidio ai lavori forzati a vita, rinchiuso in una cella alta tre metri guardato a vista, morì un anno dopo suicida in circostanza mai chiarite, il suo corpo fu fato sparire, i documenti sulla sua morte cancellati, di lui è arrivata a noi solo la rivoltella che per un attimo parve ridare al popolo la dignità perduta.
La sua storia si lega per certi aspetti a quella di Guy Fawkes che trecento anni prima cercò di fare lo stesso in Inghilterra con la "congiura delle polveri", ma laddove un gruppo di persone fallì, l'individualismo anarchico di Bresci arrivò dritto al suo obiettivo.

martedì 17 ottobre 2006

Intermezzo
Le tue vacanze in Malesia


le tue vacanze in Malesia mi regalano tranquillità/ saranno quindici giorni appena ma è pur sempre una novità / è provare letti giovani e nuove possibilità / intermittenze veloci di niente e qualcosa / e intervalli più brevi tra un niente e un qualcosa

i nostri amori in rovina / disattenzioni e poca intimità

aspetto il tuo ritorno / con ansia nascosta male / tra le pieghe degli occhi / per poi ricominciare / con la percentuale abituale / di rabbia e cibo in scatola / e tutto da rifare / in forse il tuo ritorno / e l’ansia nascosta male / tra le pieghe degli occhi / per poi ricominciare / con la percentuale abituale / di whisky e cibo in scatola / e tutto da rifare

le tue vacanze in Malesia regalavano tranquillità / dopo l’esplosione in volo hanno parlato di fatalità / qui intanto tutto è normale proprio come pochi mesi fa / tra intermittenze veloci di niente e qualcosa / e intervalli previsti tra un niente e un qualcosa

rinuncio al tuo ritorno / e alle nostre scene migliori / tra vodka e sonniferi
per poi ricominciare / a ondate / l’invasione abituale / di ambrosia e cibo in scatola / la noia da scacciare / io sogno il tuo ritorno / e le nostre sere migliori / tra insonnia e sonniferi / per poi ricominciare / a ondate / l’invasione abituale /di chemio e cibo in scatola / l’attesa che rimane

VALENTINA DORME - LE TUE VACANZE IN MALESIA

lunedì 16 ottobre 2006

L'uccellino che aiutò cristo



Erano passate sei ore da quando Gesù Cristo era stato crocifisso in cima al monte, le sue energie ormai ridotte a un lumicino, e le speranze di essere salvato ancora minori, i suoi compagni avevano abbandonato, e avrebbe condiviso il suo dolore solo con due ladroni.
Passava da quelle parti un piccolo uccellino, che uditi i lamenti di Gesù accorse al suo capezzale, si accorse che la fronte era massacrata da una corona di spine.
L'uccellino fece così l'unica cosa che poteva fare di fronte a quel supplizio, col becco si mise a togliere le spine dalla fronte di Gesù. Successe così che mentre toglieva le spine dalla fronte una goccia di sangue gli sporcò di rosso il petto.
Da quel giorno lui e tutti i suoi discendenti ebbero il petto color rosso, a ricordo del loro antenato che per ultimo cercò di aiutare dalle sofferenze Gesù Cristo


Conobbi così, tramite questa leggenda, quando ero bambino la bellissima storia del pettirosso, un uccello splendido che ogni anno verso l'autunno veniva a popolare i nostri boschi. E che solo in più tarda età avrei scoperto essere preda dei bracconieri, che senza pietà li uccidevano a migliaia, intrappolandoli in archetti e reti, pur di cibarsi dei loro piccoli corpicini.

questo post lo dedico ai due piccoli pettirossi a cui ieri ho potuto ridare la libertà, ma soprattutto va a quel piccolino che è morto pochi istanti prima di riottenere la libertà intrappolato ormai da troppe ore in una rete assassina.

venerdì 13 ottobre 2006

CentannidiTORO / 1
Quando la tromba squillava nella fossa dei leoni


a poco meno di due mesi dal centenario della squadra che amo più di ogni altra cosa al mondo, inizio una rubrica per ripercorrere la storia del mio grande torino, con aneddoti, racconti, personaggi, poesie e fotografie.

capitava in quegli anni che la squadra battesse la fiacca, succedeva anche a loro... Allora sentivamo una tromba che suonava la carica e vedevamo capitan Valentino Mazzola rimboccarsi le maniche della maglietta... Da quel momento sembrava che in campo ci fosse una invasione di maglie granata e i gol fioccavano... Non erano tempi avari... Il giorno dopo la tragedia la tromba suonò ancora una volta al Filadelfia, come aveva fatto per tanti anni, per innumerevoli domeniche... Fu una carica senza gioia, senza baldanza, un lungo e rabbioso addio...


Queste bellissime parole, scritte da Alessandro Verdecchi per il film "ora e per sempre" ricordano una delle più belle figure di questi cento anni di storia granata. Quella del trombettiere del filadelfia, che per anni ha rapppresentato il grido della folla che dava la certezza che le cose sarebbero sempre finite bene.
Quel suono ha riecheggiato nella fossa dei Leoni (così veniva chiamato il vecchio stadio Filadelfia) dal 45 a quel maledetto 4 maggio 1949, quando il cielo si portò via con se quella squadra che nessuno poteva battere.

Come eravamo / 1
Quella volta che i fascisti andarono al governo


Correva l'anno 1960, chiusa la parentesi dell'esperienza del centro sinistra, la DC apre una nuova era quella del "monocolore" così chiamato perché al governo ci saranno solamente esponenti DC, con l'appoggio esterno dell'estrema destra italana. Così il 23 Marzo 1960 la camera da la fiducia al governo Tambroni, grazie ai voti fondamentali del Movimento Sociale.

Gli effetti di un tale governo si vedono in brevissimo tempo, il 21 Maggio a Bologna un comizio del PCI viene fatto sciogliere dalla polizia. il 15 Giugno, il ministro allo spettacolo Umberto Tupini annuncia che ci sarà drastica censura per tutti quei film con "soggetti scandalosi, negativi per la formazione della coscienza civile degli italiani" il primo film ad essere accusato è "la dolce vita" di Fellini. Ma sarà a Luglio che la protesta monterà e la repressione pure, così il 7 luglio a Reggio Emilia, durante una manifestazione antifascista, la polizia reprime i manifestanti lasciando 5 morti per le strade. Una settimana dopo il presidente del consiglio Tambroni cerca alla camera di addossare le colpe ad un piano prestabilito dal cremlino (quanto è vecchia l'abitudine italica di dare le colpe ai comunisti?), ma 5 giorni dopo, la protesta avviene anche all'interno della stessa DC e così il governo Tambroni è costretto alle dimissioni.

mercoledì 11 ottobre 2006

Ite Missa Est




Questo post è dedicato al nostro grande Papa, visto che come riportava ieri il Times ha deciso che per venire incontro alla modernizzazione del mondo, all'interculturalità della nostra società, la Santa Messa tornerà a essere in latino.

A quando il ripristino dell'inquisizione e della caccia alle streghe? A quando la prossima crociata contro i mori? Non vorremo certo perdere queste belle tradizioni della Santa Chiesa Romana Apostolica.

Suscipiámus, Dómine, misericórdiam tuam, in medio templi tui: ut reparatiónes nostrae ventúra solémnia cóngruis honóribus praecedámus. Per Dóminum nostrum Iesum Christum, Fílium tuum, qui tecum vívit et regnat in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia saécula saeculórum.

giovedì 5 ottobre 2006

Indulto!



Purtroppo se per gli umani il carcere è una situazione quasi sempre temporanea, anzi con la prossima abolizione dell'ergastolo, sarà sempre una cosa temporanea, questo non si può dire per i quadrupedi, per i quali il carcere è quasi sempre definitivo, ben pochi di loro infatti potranno vedere la luce fuori dalle sbarre, il caldo di una casa, e la comodità di un divano. Generalmente solo quelli che vi arrivano da molto piccoli, che hanno avuto la fortuna di avere una taglia non grande, ben disciplinati con altri cani e con gli umani, e dotati anche di un po' di fortuna.

Per tutti gli altri c'è il carcere a vita, senza altre colpe se non quella di essere nati, costretti a stare dietro le sbarre, mentre fuori la gente dabbene spende 1500 euro per un cucciolo con pedigree.

Per loro non arriverà mai nessun indulto, nessuno sconto di pena, nonostante le loro carceri (canili) scoppino da ormai molti anni, nonostante in alcune zone la legge permetta di tenerli non come in un carcere ma come in un lager, venduti a meno di un euro al giorno, si la stessa cifra per cui ci scandalizziamo che nel sud del mondo non ci si campi.

Eppure sarebbe così facile fare un indulto per loro, sarebbe così facile in questi giorni di finanziaria dare due soldi in più a chi li deve gestire, dare incentivi a chi prende un cane randagio anziché un cane di razza, sarebbe tutto così facile, già troppo facile per quella massa bipede che infesta questo pianeta.