giovedì 24 novembre 2005

The Most Dangerous Game


Fino a cento anni fa la mente umana era completamente ignorata, la medicina non le dava importanza, nè esistevano scienze come la psicologia nè nient'altro.
Se c'è qualcosa che davvero contraddistingue il secolo appena finito e che sempre più contraddistinguerà il secolo a venire è la scienza della mente, ovvero la psichiatria.
La pazzia, ovvero la malattia mentale, frutto di studio della psichiatria non nasce certo cento anni fa, leggendo la storia per bocca di splendidi storici come Bloch scopriamo un mondo pieno di pazzi che giravano a predicare la fine del mondo, l'arrivo di altre civiltà, o semplicemente a inveire contro tutto e tutti, leggiamo di persone che avevano ogni tipo di fobie da quelle alimentari, a quelle verso eventi atmosferici o verso animali, malati di igiene, e no, cosa è cambiato nel 900? Tutto questo oggi ha un nome, è catalogato, oggi parliamo di schizofrenia, di depressione, di ipereuforia e così via, catalogando così ogni stato della mente umana.
Alla base di ogni ragionamento c'andrebbe una domanda, ovvero, perché? o meglio per chi? per la salute del "malato" che per la cronaca fino a pochi anni fa non era considerato malato? Se apriamo un libro di psichiatria e cerchiamo la definizione di malattia mentale troveremo una parola che ci farà riflettere, ovvero "incurabile" ergo la psichiatria non considera mai curabile la malattia mentale, e allora perché cercano di curarla, se non si può curare? perché l'interesse non è curare, ma sedare, ovvero eliminare gli effetti della "malattia" e togliere così agli altri i fastidi arrecati da questa malattia. Nulla esprime meglio la psichiatria nella sua vera essenza se non il Nobel per la Medicina e Fisiologia ottenuto da Antonio Egas Moniz, per la sua brillante invenzione della lobotomia frontale.

Pratica ancora oggi in uso in alcuni ospedali americani e non solo. Successivamente l'elenco delle splendide invenzioni ha visto Elettroshock, camice di forza, letti di contenizione, schock insulinici, LSD, CPC e svariate altre droghe sintetiche, fino ad arrivare a quello che oggi chiamano "psicofarmaci di terza generazione" ovvero quel mare di antidepressivi che riempie i cassetti di ogni bravo uomo moderno. Ora la storia che la psichiatria è cambiata, che non sono più quelli brutti e cattivi che chiudevano le persone nei manicomi per torturarle con schock elettrici ed insulinici, ma che è diventata una scienza che vuole il bene del malato, la vada a raccontare ai loro cazzo di summit su qualche isola piena di sole e caldo, la scienza che ha creato questi mostri, senza un profondo cambiamento alla base, sarà sempre quella scienza che per anni e ancora oggi ha cercato di controllare le menti di milioni di individui, imponendo un giusto modo di pensare, e un modo sbagliato, così come la società voleva, negli anni 70, se eri gay finivi in manicomio, ora non più, è forse possibile che essere gay non è più una malattia? ebbene sì, è stata cancellata dall'elenco delle malattie. Come mai? Io in medicina non ho mai sentito di malattie che non sono più tali, se uno ha un tumure è sempre un malato, magari sarà curabile un giorno, ma cmq un malato, invece in psichiatria le malattie cambiano in base alle abitudini della società, in base a ciò che NOI riteniamo giusto o no. La stessa scienza che 60 anni fa teorizzava la "WELTANSCHAUNGSKRIEG" (la visione di guerra del mondo) nella Germania nazista, è la stessa che ha poi collaborato con l'america a progetti con l'MK ULTRA (controllo mentale di massa organizzato dalla CIA) è la stessa che oggi con gli scienziati della comunicazione studia come usare i media, è la stessa scienza che ha ridotto migliaia di essere umani, e animali in fin di vita per il loro puro e semplice sadismo, e non capirò mai come possa essere ancora oggi accettata socialmente, e che quando qualcuno propone uno psicofarmaco a un bambino di 4 anni, il genitore non prenda una pistola e spari direttamente in mezzo agli occhi a quel pezzo di merda che ha cercato di rovinare la vita ad un bambino che aveva il solo difetto di essere iper attivo (come se fosse strano correre sempre a 4 anni)

martedì 22 novembre 2005

Vegan



Mi ci sono voluti oltre sei anni per trovare il coraggio di scrivere queste righe, per cercare di trovare la forza di raccontare una situazione ormai ben oltre il limite del sopportabile, che seppure per me non veda via d'uscita, spero quanto meno che faccia sempre meno danni ad altri dopo di me.
Ho vissuto felicemente fino ai 21 anni, senza sapere cosa fosse la parola vegan, conoscevo solo la parola Vega, il pianeta cattivo da cui partivano i mostri lanciati sulla terra che obbligavano DaitarnIII a battaglie per salvare l'umanità, ma questa cosa vegan, proprio la ignoravo.
Mi fu spiegato che era un movimento che voleva la liberazione animale, che propagandava ideali di pace, di rispetto e di futuro possibile. e tante altre parole bellissime che me ne fecero innamorare al primo colpo. Dovetti abbandonare la mia dieta a base di carne, e introdurre tanti alimenti nuovi che fino a quel giorno ignoravo, come la soja, il latte di soja, il formaggio di soja, la carne di soja, l'affettato di soja, il maiale di soja, l'hamberger di soja, il wustel di soja, il pane di soja e la milanese di soja. All'epoca chiesi se potevo tenermi una donna di carne animale, o se dovevo prendermene una di soja, mi fu detto che nei primi anni di purificazione, potevo ancora tenerne una di carne umana, ma che poi col tempo sarei stato io il primo a non volerla più e a desiderare solo carne di soja. Buttai via tutti o quasi i miei vestiti in lana, pelle e seta, per utilizzare materiali più naturali come il pile (derivato dal riciclo della plastica) la viscosa, la lorica, la gomma, la fibra di alluminio, e tanti altri materiali cruelty free che da quel giorno trovano felicemente posto nel mio armadio. Poi venne la volta delle medicine, che non si dovevano usare perché testate su animali, chiesi quali erano le alternative, sperando in un aulin di soja, e un bactrim di soja, e invece nulla, qui la situazione era un po' diversa, l'unica cosa che si poteva usare erano i fiori di Bach, ma mi fu subito chiarito che non erano per nulla efficaci,, ma la risposta che mi fu data mi rassicurò comunque molto, un vegan non si ammala, e quando chiesi, "ma se per caso mi ammalo?" la risposta fu semplice quanto eloquente: "evidentemente vuol dire che non sei vegan".
Il mio primo inverno ebbi una polmonite con la febbre che superò i 41 gradi, feci finta di nulla, su qualche libro avevo letto che era normale, che il mio fisico si stava purificando, e stava espellendo tutte le tossine accumulate per anni. Ai fratelli vegan ovviamente non lo dissi, come non dissi loro di ogni altra malattia (circa 45 all'anno) avute da allora ad oggi.
Dopo sei mesi ebbi la possibilità di assistere alla prima riunione vegan, ero tutto eccitato, finalmente (dopo solo 12 polmoniti, 8 tracheiti, e 15 influenze intestinali) potevo fare parte di quell'amato gruppo, mi diedero l'indirizzo del posto in cui andare, e una parola da dire all'ingresso: "seitan". Arrivai, erano le 3 del mattino, orario strano per una riunione pensavo, ma tant'è sti vegan sono sempre tutti impegnati a fare mille cose per gli animali, evidentemente possono solo trovarsi a queste ore. La stanza era strana, un interrato 15 metri sotto il livello del terreno, all'igresso della stanza c'era una scritta infuocata che diceva "vegan power", entrai e c'erano una cinquantina di fratelli, in mezzo alla sala c'era un tavolo in marmo sopra il quale c'era sdraiata una sorella interamente nuda. Mi fu spiegato che doveva espiare un peccato commesso in settimana, non si era avveduta della presenza dell'E270 (l'acido lattico) in una confezione di biscotti, e così ora per chiedere scusa al dio Vegan, si faceva spargere il corpo del terribile olio di palma bollente. Poveretta pensai, però certo, come si fa a commettere un simile peccato? io ogni mattina recitavo prima di alzarmi dal letto per 10 volte la serie degli additivi vietati (E120, E201, .....) non avrei mai voluto offendere il mio nuovo e sgargiante Dio con un simile affronto. Venne allora il mio turno, un fratello mi condusse in mezzo alla stanza, dove fui presentato a tutti gli altri, mi fu dato un nuovo nome da vegan: Citysus, il nome latino del maggiociondolo, ognuno dentro al gruppo aveva un nuovo nome, perché i vecchi nomi erano sporchi dal sangue della nostra civiltà barbara a cui eravamo appartenuti. Il rito di iniziazione fu breve, anche se un po' doloroso, fui lasciato per 8 minuti sommerso in una specie di liquido amniotico, scopri poi che si trattava di latte di soja, misto a liquido seminale. Dopo 4 minuti pensavo di morire, dopo 5 pensavo che ero già morto, dopo 6 mi chiedevo, ma perché cazzo non muoio, dopo 7 ancora stavo aspettando di morire, e dopo 8 finalmente fui tirato fuori, era una sensazione strana, come se un cammello ti fosse venuto in faccia, col pollice mi asciugai le labbra (un gesto tipicamente vegan) e potei così cominciare la nuova vita.
I miei primi mesi furono dedicati alla preghiera del dio vegan, e al lavoro nei campi del nostro gruppo, di giorno coltivavo soja e di notte pregavo il nostro Dio perché ci desse più raccolto e più ore per lavorare. Poi finalmente fui alzato di grado, da veganlavoratore, a veganevangelsta, così oltre a lavorare 12 ore al giorno, e pregare per altre 8, potevo girare per il mondo per le restanti 4 ore quotidiane a cercare nuovi adepti, persone da salvare e liberare. Ogni mese tra noi evangelisti veniva fatta una classifica, un fratello erano 3 anni che stava sopra i 100 liberati al mese, divenne per me un modello di vita, mi insegnò tecniche di convincemento delle persone, trucchi mentali su come fargli dire di sì, grazie alla sua guida, riusci ad arrivare ad una ventina di liberati al mese, la strada però era ancora lunga per arrivare a quei numeri da capogiro.
Di tanto in tanto capitava di assistere a qualche sacrificio, persone che erano cadute in tentazioni come una brioches con uova, o la nutella, mi spiaceva per loro, ma sapevo perfettamente che non c'erano altre possibilità, simili errori non possono passare inosservati, non tanto per noi, quanto perché il Dio vegan, queste cose non le può sopportare.
Oggi scrivo questo, anche se so che mi costerà punizioni corporali, io sono troppi anni che ci sono dentro, e ormai la mia vita non potrà più essere dedicata ad altro, spero però che chi ne sta fuori, riesca a non commettere i miei errori, non si faccia imbambolare da chi dice che gli animali non sono contenti ad essere ammazzati, non si faccia imbambolare da chi dice che la carne e il latte non sono naturali, non fare i miei errori, se vi sarà possibile, se siete ancora in tempo, tenetevene alla larga.
un fratello vegan

domenica 20 novembre 2005

ai tuoi occhi


per l'occasione voglio raccontare
del sacrificio tenero e speciale
tu spirito che appari fai tremare
e puoi avermi dentro

ai tuoi occhi
ai tuoi occhi

credevo di potere continuare
a dominare il pianto e il riso insomma il cuore
credevo a cose orribili e feroci
ora ho mollato tutto

ai tuoi occhi
ai tuoi occhi
ai tuoi occhi

ma posso ancora fingere di avere
due posti prenotati al mio dolore
mi posso ancora certo riservare
di uccidermi e brindare

ai tuoi occhi
ai tuoi occhi

ma come piove bene quando vengo dentro
ma come piove bene quando stiamo insieme quando vengo dentro
ma come piove bene quando stiamo insieme quando vengo dentro dentro

ai tuoi occhi

negli occhi liberi che hai, mistero che non svelerai, ci siamo noi
negli occhi liberi tu hai canzoni che tu solo sai, cantale a noi
vieni alla luce, fuori dal sogno
vieni nel mondo che ha gli occhi tuoi

venerdì 18 novembre 2005

Cisco è uscito dal gruppo


Con immenso dispiacere ma grande serenità...
DOPO QUATTORDICI ANNI DI CANZONI, PALCHI, VIAGGI ED ESPERIENZE CONDIVISE, PER SCELTE DI VITA ED ESIGENZE PERSONALI, STEFANO “CISCO” BELLOTTI HA DECISO DI PRENDERE UN’ALTRA STRADA RISPETTO A QUELLA DEI MODENA CITY RAMBLERS.
DOPO UN LUNGO PERIODO DI RIFLESSIONI E CONFRONTO, IN COMPLETO ACCORDO, RENDIAMO PUBBLICA QUESTA DECISIONE.
NULLA DI CIÒ CHE È STATO FATTO ASSIEME ANDRÀ PERDUTO E RAPPRESENTA UN PATRIMONIO COMUNE.
I NOSTRI PERCORSI FUTURI RIMARRANNO COMUNQUE FIGLI DEGLI STESSI IDEALI, PROPRI DI UNA GRANDE FAMIGLIA.

CISCO, ROBBY, KABA, FRANCO, FRY, MASSIMO

giovedì 17 novembre 2005

one about me



Da quando ormai quasi un anno fa ho aperto questo blog non ho mai scritto nulla su di me, che so una presentazione, un qualcosa che racconti in breve chi sono, e il profilo non aiuta di certo, visto che scrive un semplice "vegan, serve dire altro" beh, forse qualcos'altro a volte serve dirlo.
Sono nato alle ore 19 di un venerdì sera, e già qui capirete la non eccessiva voglia di lavorare del soggetto, che sceglie di nascere all'inizio del weekend, cmq mia madre era in ospedale da un giorno e mezzo, e ormai ero in ritardo di ben 12 giorni, e si cominciava quasi a disperare sulla mia volontà di nascere.
Il sole era felicemente in cancro ormai da 8 giorni, e se quindi i miei gentori si aspettavano un gemelli autonomo e libertario, il ritardo regalò loro un cancro mammane e piagnone. Ci doveva essere un cielo strano quella notte, la luna in toro che amoreggiava con Venere in Leone, mentre marte, abbracciato a Vergine li guardava soddisfatto e compiaciuto.
Ero il primogenito, non ho mai saputo se voluto o trovato, ma senza dubbio amato, ed è quello che poi realmente conta, quando sono uscito ero 4 kili e 300 grammi, un vitellino, che per tutta la vita mi darà un fisico non certo esile e filiforme. Mio padre mi aspettava fuori dalla sala operatoria, era giovane all'epoca, aveva un banale lavoro da operaio, mentre mia madre era insegnante precaria, costretta a fare 150 km al giorno per una supplenza.
I primi anni li ho trascorsi in un appartamento sopra quel bar che poi da adolescente diventerà il punto di ritrovo con tutti gli amici. In quel piccolo e rumoroso appartamento ho passato i miei primi 3 anni, amici pochi con cui crescere, un sacco di peluches in compenso che erano la mia seconda famiglia, di mese in mese i membri della famiglia aumentavano di unità e da papà e mamma BUBU, si passò alle aggiunte di orsetto giallo, orsetto grigio, e scimmietta.
Da lì ci spostammo e andammo nella casa dove loro abitano ancora oggi, era una casa bella e grande con il giardino, lontana dalle macchine, per prenderla si indebitarano oltre modo, però volevano dare a me e a mia sorella ancora nel pancione un posto bello dove crescere.
In realtà c'è molto di più nei miei primi 3 anni di vita, c'è l'amore scoperto con una riccia da perdere la testa, il cui nome ancora oggi è in grado di farmi battere il cuore, le prime parole, i primi voli, un incidente in cui avrei potuto perdere la vita, qualche ricovero in ospedale, i primi passi, le prime parole e le prime volte dal logopedista, una nonna che se ne andava ancor prima che io potessi capire come dirle che le volevo bene, e un nonno che se ne era già andato quando mia madre ancora mi aspettava, ma che mi regalerà il nome, gli occhi, il naso i capelli, e quella passione viscerale per il Toro.

Next Lifetime




"Well I guess I’ll see you next lifetime
Baby we’ll be butterflies
I guess I’ll see you next lifetime
That sounds so divine

I guess I’ll see you next lifetime
I guess I will now
I guess I’ll see you next lifetime
Wait, wait a little while"

Erykah Badu - Next Lifetime

martedì 15 novembre 2005

Regole dei Satyagrahi




1. Un Satyagrahi, cioè chi partecipa alla resistenza civile, non proverà rabbia.
2. Sopporterà la rabbia dell’avversario.
3. Facendo questo, rinuncerà ad attaccare gli avversari, non si vendicherà mai;
ma non si sottometterà, per paura della punizione o simili, ad alcun ordine che gli
verrà imposto con rabbia.
4. Quando una qualsiasi autorità cercherà di arrestarlo, si sottometterà volontariamente
all’arresto e non si opporrà all’attacco o all’esproprio delle sue proprietà,
se ne ha, quando le vedrà conscate dalle autorità.
5. Se un membro della resistenza civile ha delle proprietà in afdamento, riuterà
di cederle, anche quando difenderle signicherà rischiare la vita. In ogni caso,
non si vendicherà.
6. Non vendicarsi signica anche evitare di bestemmiare e di imprecare.
7. Quindi, un membro della resistenza civile non insulterà mai i suoi avversari
e non reciterà mai gli slogan recentemente coniati, contrari allo spirito dell’ahimsa.
8. Un membro della resistenza civile non saluterà la bandiera inglese, ma non
insulterà né questa né i soldati, che siano inglesi o indiani.
9. Durante la lotta, se qualcuno offende un soldato o lo attacca, un membro
della resistenza civile proteggerà il soldato o i soldati dall’insulto o dall’attacco,
anche a costo della propria vita.