lunedì 11 aprile 2011

Trailer di Aurora

Aurora, il mio primo film

venerdì 16 aprile 2010

*Nasce ricettevegan.it*

Nasce il nuovo sito di alimentazione, ricette vegetariane cucina e nutrizione vegan,
ricettevegan.it
Il sito vuole essere il punto di unione tra la cucina naturale e la
nutrizione vegan, un sistema tecnologicamente avanzato che cataloga
tutti gli ingredienti della cucina vegan con schede dettagliate su
origini, cenni alimentari e parametri nutrizionali, e che per ogni
ricetta fornisce tutte le informazioni nutrizionali in maniera chiara e
semplice da comprendere.

Tutto in un contesto di immediatezza di comprensione e con un
orientamento spiccato verso la diffusione della cultura alimentare e la
nutrizione vegan.

Molte videoricette che accompagnano i piatti, per renderne più semplice
l'esecuzione e tanto altro che verrà introdotto in futuro, per un sito
che nasce dopo un lavoro di ricerca durato molto tempo e che vuole porsi
come strumento nelle mani di chi è interessato a una cucina naturale,
attenta alla nutrizione ma anche consapevole della necessità di saper
esprimere sapori.

Il sito è online dall'11 aprile, molte funzioni sono già disponibili,
altre saranno ampliate prossimamente, siamo disponibili ad accettare
nuovi collaboratori sia per quanto riguarda diventare chef del sito, sia
per la parte di scrittura articoli di approfondimento, se siete
interessati contattateci a info@ricettevegan.it

http://www.ricettevegan.it

mercoledì 17 febbraio 2010

c'era una volta un re.....


c'era una volta un re, seduto su un sofa' che disse alla sua serva, raccontiamogli una storia, la storia incominció... c'era una volta un re, seduto su un sofá che provava a cantá col nano e lo sconosciuto, e disse a quello nano fammi sembrar bravo, la storia incominció, c'era una volta un re che disse alla sua serva invitami al programma, metti una giuria fantoccio e fammi vincere, la storia incominció, c'era una volta un re, che disse al suo paese e a dio che li amava, mentre il padre truffava il paese che amava, e lo zio sparava sulla barca, c'era una volta un re, seduto su un sofá che vedeva leggere la classifica e pensava di ave vinto, la storia incominció, c'era una volta un re seduto su un sofá che disse a quello nano ma come non ci chiamano? ci sono i fantocci, la serva é gia d'accordo.... c'era una volta un re, seduto su un sofá che pareva sempre piú appuntito.... c'era una volta un re, che pensava di tornare al suo paese da vincitore, c'era una volta un re, che pensava che siccome aveva vinto il ballo, avrebbe vinto il canto, c'era una volta un re.... che sotto il sofá qualcosa ha sentito, c'era una volta un re.... c'era una volta un re.... perché per fortuna 64 anni fa vi abbiamo cacciato da questo paese, e speravamo di non rivedervi mai piú e siete pregati di non venire a fare le vittime, visto che siete cresciuti in megaville svizzere, c'era una volta un re... ma per fortuna oggi non c'é piú, e di nani ne abbiamo giá uno di troppo non ce ne servono altri...`

mercoledì 10 febbraio 2010

Febbraio 1995 - Febbraio 2010 - i miei primi 15 anni....


Era il Febbraio di quel 1995, a Versailles nascevano gli AIR, mentre i Pink Floyd davano l'addio alle scene, e i Radiohead pubblicavano quel capolavoro che risponde al nome The Bends, e Kusturica faceva uscire Underground.

Tutto questo avveniva nel mondo, ma nella mia piccola casa, avveniva qualcosa che mi avrebbe aperto quel mondo fino ad allora ignoto, faceva il suo ingresso un aggeggino di plastica della US Robotics, un modem 14400 baud (come si diceva allora) che tramite il provider Numerica mi spalancava le porte di quella magia chiamata Internet.

Non c'era ancora la niu economi, non c'era facebook, nessuno aveva inventato ancora parole come social network, o web2.0 (già 1.0 sembrava difficile in quel momento), non c'era skype o messenger, mozilla era solo un mostro che girava in giappone mentre la microsoft pensava ancora che internet fosse un'invenzione senza futuro, mentre i signori Sergey Brin e Larry Page erano ancora studentelli di Stanford e la parola google manco balenava ancora nella loro testa, ma soprattutto non c'erano miliardi di persone che si collegavano, ma c'era comunque più gente di quella che avresti potuto conoscere in una vita intera.

Non c'erano i blog, ma la mia casetta a Paris/4678 di Geocities non aveva proprio niente da invidiare al tecnologico blogger, era piena di gif animate che lo schermo quasi pareva muoversi, avevo un libro per gli ospiti, pieno zeppo di firme di gente dall'altra parte del mondo, un piccolo diario, foto da fare invidia a flickr.

Non c'era skype, ma chi si ricorda powwow? quante chat notturne, navigazioni in 2 per il web a scoprire siti mai visti, partite a scacchi online e tanto tanto altro...

E poi le chat online, dove conoscere gente nuova, quelle stanze IRC con nomi strani, dove potevi incontrare davvero chiunque....
C'era quell'aurea di magico, e di rispetto delle formule, imparavi a memoria come uno scolaretto le formule da ripetere, termini sconosciuti da imparare, come "sei un lamer" "rimuovi quei bot da questa room" o "rotfl", e tutta quella serie di smiley che piano piano creava un nuovo linguaggio.

Non avevamo le connessioni in fibra ottica, ma quanta roba che passava per quel bollente modem a 14400, poco dopo upgradato a 28800 che quasi non mi sembrava vero.
Avevamo le radio in streaming via realplayer, le videoconferenze con CUSeeMe.
Tutto in quel magnifico browser che rispondeva al nome di Netscape Navigator, bei tempi quelli in cui non c'era la scelta, usavamo tutti quello, e basta, Mosaic era appena andato in pensione e tutti avevamo seguito il maestro Andreessen a casa Netscape.

A guardare bene non è poi cambiato molto, si mi scarico una discografia in 2 ore, ma in compenso ora è pieno di gente che usa l'web senza cultura, che non vuole imparare, che se gli dici "netiquette" pensa che sia un insulto, che non sa quotare un messaggio quando risponde, che schiaccia a caso su internet explorer, installa plugin senza senso che gli mettono in ginocchio il computer, schiaccia ovunque su accetta, e vorrebbe che tutto gli funzionasse a meraviglia senza aver mai provato a imparare.

Oggi mi sento un po' vecchio, forse perché mi rendo conto che da oggi inizieranno a essere più gli anni che ho vissuto con internet di quelli che ho vissuto senza, o forse perché oggi mi sento come quei vecchi che dicevano che si stava meglio quando si stava peggio, ma forse è davvero un po' vero.... si stava davvero meglio, ma parafrasando guccini, forse è anche perché a 16 anni è tutto ancora intero, è tutto chi lo sa, a 16 anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell'età"

mercoledì 15 luglio 2009

giovedì 15 febbraio 2007

La Congiura del Silenzio

questo testo è ormai vecchio di qualche anno, ma sempre attuale, attualissimo, soprattutto in un giorno triste come oggi.

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La congiura del silenzio.

Torino, dal punto di vista calcistico, ma non solo, è divisa in due entità, ciascuna delle quali con motivazioni sportive, storia, caratteristiche, immagine e quant’altro ben distinte ed estremamente diverse l’una dall’altra. Del Toro sappiamo tutto: una squadra con un passato glorioso, tragico, ormai diventato mito e con un presente che peggiore non poteva essere. L’altra entità è la diretta emanazione di un potentato economico e politico, non solo cittadino. Torino non è Milano, dove due squadre con pari dignità pagano il dovuto per utilizzare San Siro. Non è nemmeno Roma, dove due squadre, sempre di pari dignità, possono comunque contare su un appoggio mediatico e politico che ne mette sì in luce ogni difficoltà, ma si attiva anche per risolverle. A Torino nulla di tutto questo. Un sobrio ed aristocratico silenzio. Ma non tutti lo accettano, qualche voce plebea ogni tanto si leva, ed elenca i volgari fatti…

Partiamo da qualche anno fa.
La gi*ve voleva uno stadio di proprietà, e voleva il Delle Alpi. Lo voleva con il minimo sacrificio economico, con una spesa ridicola se paragonata al valore stimato suo e dell’area circostante, sfruttabile commercialmente. Per arrivare a questo, vista la presenza di due realtà che potenzialmente potevano essere interessate all’affare, dovevano verificarsi un insieme di circostanze particolari:

1- Il Delle Alpi, raro esempio d'edificazione recente non realizzata dal gruppo Fiat, doveva essere percepito dall’opinione pubblica come inadatto, un inutile spreco di denaro pubblico, una cattedrale nel deserto. Questo per prepararne l’abbattimento od il rifacimento senza la minima resistenza. Che siano state divulgate, attraverso la stampa cittadina, notizie false sui costi di realizzazione o sull’infelice collocazione geografica dell’impianto, era strumentale.

2- Occorreva esercitare pressioni sulle autorità cittadine affinché eventuali opposizioni venissero scavalcate: finto ricatto con la minaccia di andarsene da Torino, attraverso il quale si è da subito ottenuta la gestione della pubblicità allo stadio, senza per questo doversi sobbarcare i costi di manutenzione dello stesso, lasciati al comune che, incredibilmente, accetta.

3- Bisognava raffigurare la gi*ve come unico vero interlocutore cittadino, unica entità sportiva rappresentativa di tutta la comunità, e così nei suoi gagliardetti sparisce la zebra, da sempre simbolo bianconero, ed appare il toro rampante, da sempre emblema granata. Vi immaginate la Lazio con la lupa nel simbolo? Non sarebbe sicuramente passato inosservato, a Roma.

4- Il Torino Calcio non doveva intromettersi nella questione Delle Alpi. Avendo diritto, almeno teoricamente, alle stesse opportunità della gi*ve, poteva ostacolarne l’esproprio o renderlo più dispendioso. In parole povere, il Toro non doveva presentarsi ad un’eventuale asta. Per esserne certi occorreva tuttavia controllarlo direttamente, non bastavano le forzature esterne di sempre.

Così, dopo una campagna di stampa violentissima nei confronti degli allora padroni del Torino Calcio, i cosiddetti genovesi, ai quali certamente non ne era andata bene una, il Torino viene acquistato da Francesco Cimminelli, padrone della Ergom e fornitore della Fiat, al quale vengono avvallati i pagamenti delle fatture a 30 giorni, contro i 90/120 degli altri, finanziamenti fino a 500 miliardi di vecchie lire, costruzione di due stabilimenti nel Sud i quali provvedono, tra le altre cose, ad assicurare la produzione quando altrove si sciopera. Commesse oltre il 2010. Sicuramente sarà un caso, un insieme di fattori oggettivi e, tra l'altro, documentabili. Nessun complotto.
Fatto sta che Francesco Cimminelli, certamente un industriale avveduto, noto però fino ad allora soprattutto per essere stato l'artefice del primo caso di mobbing, applica questa stessa filosofia nella sua gestione del Torino Calcio. Si dichiara da subito tifoso bianconero, al Toro solo per ragioni affaristiche. Ridicolizza ed insulta chi, tra i tifosi del Toro, si rechi ancora a Superga, luogo dove, oltre alla lapide del Grande Torino, ha sede provvisoria il Museo dedicatogli.
Dopo una breve fase in cui il presidente è Giuseppe Aghemo, che gli aveva spianato la strada verso l’acquisto del Torino Calcio annunciando, tra le altre cose, la presenza di 70 miliardi di fidejussioni per la ricostruzione del Filadelfia, viene assegnato all’incarico Attilio Romero, noto alle cronache per essere una delle persone coinvolte nell’incidente in cui trovò la morte Gigi Meroni, e in precedenza dirigente Fiat con mansioni di rilievo.
Decide di destinare l’incarico di general manager a Pieroni, in causa con il portiere del Torino Luca Bucci per via di un battibecco precedente. Questa decisione sarà annullata in seguito alle proteste dei tifosi.
Sposta la storica sede del Torino Calcio in un ex magazzino di via del Carmine, e lascia i prestigiosi uffici precedenti al figlio Simone.
Annuncia la ricostruzione del Filadelfia, abbattuto anni prima da Novelli, che ne aveva promessa la ricostruzione con tanto di conferenze stampa, progetti, date d’inizio lavori e d’inaugurazione.
Viste le difficoltà nel farsi approvare il progetto esecutivo sul Fila, che alcuni dicono cercate (l'archittetto che stilò il progetto), Cimminelli propone la realizzazione presso Borgaro, nell’hinterland torinese, di Borgarello, un’area comprendente nove campi di calcio, forestierie, spogliatoi, sede di prima squadra e settore giovanile ed ottiene dal comune di Borgaro le delibere necessarie.
Il Comune di Torino, che ha già stabilito fin dal 1999 con un accordo tra Giraudo e l’allora sindaco Castellani, la cessione del Delle Alpi e dell’area circostante alla società bianconera, deve almeno salvare le apparenze dando una parvenza di equità. Così, dopo aver assegnato l’area del Delle Alpi alla gi*ve per meno di 5 euro al metro quadro, contro i circa 70 normalmente necessari per la concessione di spazi commerciali, provvede a fare grosso modo altrettanto nei confronti del Torino, concedendogli il vecchio stadio comunale, nel frattempo diventato sede delle cerimonie delle olimpiadi invernali del 2006, e concedendo i permessi per la realizzazione un supermercato sull’area ex Filadelfia, necessario per il sostentamento futuro del club.
A fronte delle tardive ma efficaci proteste dei tifosi, il supermercato viene spostato in area vicina, ma viene concessa l’edificazione di due palazzi, con relative strade d’accesso, su metà dell’area originale.
Lo Stadio Comunale, dopo aver precedentemente attraversato una fase in cui se n’era prospettato l’abbattimento, diventa d’improvviso un monumento d’importanza tale da non poterne modificare né la prospettiva, né abbassare il terreno di gioco, realizzato con un sistema di drenaggio a fascine incrociate che sembra irripetibile. Il costo del ripristino dell’impianto passa dai 20 milioni di euro iniziali a più di 50, per la capienza di 27000 posti.
In pratica ristrutturare il Comunale costa il doppio della cifra a cui è stato venduto alla gi*ve il nuovissimo delle alpi, perfettamente utilizzabile già così com’è ora, tant’è che entrambe le squadre cittadine ci giocano pur se una, il Torino, per farlo paga l’affitto all’altra.
In tutto questo marasma edilizio s’inserisce la situazione della squadra, sempre più allo sbando. I giocatori migliori, quelli che potrebbero anche essere ceduti ricavandoci qualcosa, vengono lasciati andare via per scadenza contratto. Parecchi tra loro passano prima da una fase nella quale vengono lasciati in tribuna, presentati all’opinione dei tifosi come mercenari, incapaci, piantagrane, lavativi o quant’altro, in modo da poterli cedere senza lasciare rimpianti o costretti ad andare via. Mobbing.
Nessun calciatore vuole più venire al Toro, compreso chi proveniva dalle giovanili granata, chi c'è se ne vuole andare, chi sarebbe obbligato a rientrare afferma che piuttosto smette di giocare.
Il settore giovanile viene semi-abbandonato e resiste, pur se a livelli minimi rispetto al passato, solo grazie alla buona volontà e all’attaccamento degli allenatori rimasti.
Il settore marketing è un fantasma. In tutta Torino, in qualunque negozio o supermercato, non si trova nessun tipo di gadget granata. I tifosi vengono abbandonati, il coordinamento dei club, sempre promesso, non viene realizzato.
La tifoseria viene continuamente accusata di scarsa presenza, di eccessivo romanticismo, di essere fonte di pressioni esagerate sui giocatori. Non un'operazione commerciale viene intrapresa per riavvicinare i simpatizzanti, i prezzi degli abbonamenti sono il doppio rispetto ad un Udinese e pari a Milan ed Inter. Ma il Toro è in serie B. Nel contempo Cimminelli dichiara a più riprese che dei tifosi non gl'importa nulla, o che se li gira come vuole. Va a vedersi le partite della gi*ve, cena con Moggi. Piange miseria ma non tratta la vendita del club. Chiunque ci provi si trova davanti una scatola nera di cui non può conoscere prezzo e contenuto.
Intanto al Filadelfia, i cui lavori di costruzione dovevano iniziare in concomitanza con quelli del comunale, è tutto fermo tranne l’erbaccia, che continua a crescere.
Il centro commerciale è stato già venduto alla Bennet, e quindi non potrà più servire per l’autofinanziamento del Club.
A Borgarello la lottizzazione è partita e le villette a schiera sorgeranno come funghi.
I lavori del Comunale non hanno minimamente tenuto in considerazione le aspettative dei tifosi. Mentre in tutto il mondo i campi di calcio vengono realizzati con le gradinate a ridosso del terreno, qui lo spazio occupato dalla precedente pista d’atletica sarà ricoperto dall’erba. L’aumentare annunciato dei costi di ristrutturazione, otterrà come probabile esito che cimminelli potrà accampare scuse per non far fronte agli stessi, tant’è che i lavori procedono con notevole ritardo.
Accadrà che il Comune, dovendo provvedere alle cerimonie olimpiche, le dirotterà al Delle Alpi (inizialmente presentato al CIO in tale veste e poi, non si sa perché, sostituito dal Comunale). Pagherà il disturbo alla gi*ve che così, dopo averlo ottenuto ad un decimo della sua valutazione, si farà anche eventualmente rimborsare le spese di rifacimento o pagare l’affitto.
Non ci sono complotti, a Torino.
Non c’è cupola e non c’è piovra. C’erano due società di calcio. Una potente, vincente, ricca e famosa, l’altra meno, ma con in dote un bagaglio di storia, orgoglio, dignità ed attaccamento dei tifosi che non aveva uguali in Italia e probabilmente nel mondo.
Una di queste società c’è ancora, ed è più potente, più ricca di prima, potendo ora anche contare su un patrimonio immobiliare costato niente e di valore immenso.
Il Torino, con il susseguirsi di progetti fantasma, false vendite e vere delibere, finti padroni, non possiede nemmeno più ciò che era suo e che n’era simbolo, luogo e patrimonio. Restano i suoi appassionati, sempre più disorientati e sempre meno pazienti.
Non c’è nessuna cospirazione. Non serviva a chi, potendo gestire la cosa pubblica imponendo le proprie scelte, non aveva necessità di metterla in atto.
Non c’è progetto d’annientamento del Toro. Non occorreva studiarne uno a chi per attitudine, tradizione consolidata, connivenze politiche e possibilità di ricatto sociale, non lascia niente agli altri, ed agli altri non resta altro che andarsene o sparire.
Non c’è nulla di nascosto a Torino, tranne tutto ciò che non viene detto dal TG regionale o pubblicato da La Stampa, che è quello che più o meno avete letto sin qui.
Non c’è nessuna congiura, a Torino, tranne la peggiore: quella del silenzio.

martedì 9 gennaio 2007

Bite Back



Tigre attacca guardiana dello zoo

S.Francisco,la donna ha perso una gamba

Momenti di vera paura nello zoo cittadino di San Francisco, negli Stati Uniti. Una tigre siberiana ha aggredito una guardiana che le portava del cibo sbranandole completamente una gamba. L'attacco è avvenuto davanti a 50 spettatori. Alcuni sono fuggiti portando via i bimbi traumatizzati, altri hanno cercato di liberare la poveretta le cui urla di dolore si sono sentite in vari reparti dello Zoo.

La tigre Tatiana ha attaccato improvvisamente e apparentemente senza motivo la guardiana che le stava portando della carne di cavallo. Le autorità hanno aperto una inchiesta sull'incidente. Dopo l'attacco lo zoo di San Francisco ha deciso di chiudere la sua "Casa dei Leoni", l'area dove, in diverse gabbie, sono rinchiusi alcuni esemplari di felini feroci (tigri, leoni e leonesse).

When It's Cold I'd Like To Die


where were you when i was lonesome
locked away in this freezing cold
someone flying, only stolen,
i can't tell, this night's so old,

i don't wanna swim the ocean,
i don't wanna fight the tide,
i don't wanna swim forever,
when it's cold i'd like to die.

what was that, my sweet sweet nothing
i can't hear you throught the fog
if i holler let me go
if i falter let me know

i don't wanna swim the ocean,
i don't wanna fight the tide,
i don't wanna swim forever,
when it's cold i'd like to die.

i don't wanna swim forever,
i don't wanna fight the tide,
i don't wanna swim the ocean,
when it's cold i'd like to die.

sabato 6 gennaio 2007

Belli come il sole.



Non ci sono altre parole per descrivere questi undici esserini, con dei musini fantastici, e quell'aspetto che ti fa capire per quale motivo per la religione cristiana, essi sarebbero l'emblema del Signore. Peccato che poi viene giustificata quella strage annuale proprio per onorare quel dio che credo abbia le lacrime agli occhi quando li vede morire, così giovani e belli.

Fatico a parole a descrivere tutta la bellezza che questi esserini, che hanno avuto la fortuna di salvarsi dall'atrocità della morte, riescono a trasmettere. Ti fanno capire di non essere totalmente inutile a questo mondo, ma che a piccole goccie lo puoi asciugare quel mare di atrocità

venerdì 5 gennaio 2007

matilda, dharma, martino e tutti gli altri...
parte I: Matilda


mi sono reso conto solo ora che è da tanto, forse troppo che questo blog ignora i quadrupedi, e si occupa troppo degli inutili bipedi, inoltre credo di non aver mai parlato di nessuno degli animali di cui da un anno, con alcuni amici mi occupo di aiutare e salvare.

Perché allora non raccontare le loro storie, la loro vita, uno per uno, il loro percorso, le storie non cominciano mai dall'inizio e allora partiamo da Matilda, la penultima degli 8 maiali che ora vivono felici e liberi e hanno evitato di diventare salami.

Matilda è nata il 3 Maggio, figlia dell'ennesima cucciolata di una scrofa ormai vecchia e stanca, il proprietario è un vecchio allevatore, che diceva in giro di essere stufo e di voler smettere l'attività... avevamo già 6 mali riscattati alcuni mesi in precedenza, passando lì vicino vedevamo questi esserini microscopici, una quindicina, a tettare dalla povera mamma stanca e distrutta dalla fatica, ogni giorno stavamo lì con le lacrime agli occhi a pensare a quei poveri esserini, e alla fine orrenda che avrebbero fatto, matilda era la più piccina, faticava a mangiare dalla mamma, non aveva ancora una settimana quando un giorno passando la vediamo stesa, immobile. Quel giorno non c'era l'allevatore, una ragazza è entrata e l'ha presa in mano, era praticamente morta, non respirava, un cuore praticamente nullo, così via di corsa dal veterinario a provare il miracolo, il corpo si piegava in due ad alzarlo i muscoli non davano risposta, il nostro veterinario, povero non è certo un esperto di maiali, così subito flebo e poi via a rileggersi i libri per rispolverare i ricordi dell'università, lampade riscaldanti, e 2 giorni ininterrotti di attenzioni, e poi il miracolo, riprende conoscenza, ricomincia a vivere, dopo 10 giorni ormai capiamo che il peggio è passato, il problema ora è un altro, l'allevatore sostiene che è stata rubata, non vuole sentire la storia del ricovero, non sente ragioni, così per assicurarci che non corra rischi matilda deve andarsene, e così parte per un posto sicuro, dove per tre mesi vivrà con tanti cani e umani che mai le avrebbero fatto del male, impara ad amare gli umani, impara a fidarsi di loro, e dopo un po' conosce alvaro, un maialino che ha un passato simile al suo, e che un'altra persona sensibile ha salvato dalla morte certa. Il tempo passa e ormai Matilda e Alvaro cominciano a essere troppo grandi per stare dove sono, hanno bisogno di più spazio e cosa peggiore stanno ricevendo troppo imprinting umano, che per un animale non è mai una buona cosa, e così il viaggio di ritorno, ormai grandi cresciuti e fuori da ogni pericolo, tornano a conoscere i 6 maiali salvati in precedenza e a vivere con loro, Matilda ha fatto fatica all'inizio ad abituarsi a vivere con gli altri maiali, era abituata a vivere con gli umani, ma piano piano sta accettando la sua condizione, e comincia a creare relazioni con i suoi simili. Oltre che con tutti noi umani ovviamente.

lunedì 25 dicembre 2006

buon natale!




He knows when your are sleeping,
He knows when you're on the can,
He'll hunt you down and blast your ass from here to Pakistan.
You better not breathe, you better not move,
You're better off dead, I'm telling you, dude.
Santa Claus is gunning you down!

martedì 21 novembre 2006

CentannidiTORO / 2
Quei 3 minuti e 42 secondi che cambiarono la storia


27 marzo 1983, la Juventus sta vincendo il derby per 2-0 siamo al 70°, qualcosa però gravava sul cielo di Torino quel giorno, e i 3 minuti e 40 secondi, che avremo qui sotto raccontati da Piero Dardanello, su quello che all'epoca era il giornale sportivo di Torino, cambieranno per sempre la storia del Torino Calcio, e saranno parte di quella leggenda che fa si che non si deve mai smettere di sperare.

“Al 71’ la giuve perde palla con Scirea che se la fa ghermire da Galbiati, il quale avanza, scambia con Bonesso (subentrato a Borghi) e centra da destra verso l’accorrente Dossena. Il fuoriclasse del Torino è magistrale nella deviazione di testa del 2-1…Il gol di Dossena è l’occasione per rendere il pubblico e la squadra granata addirittura indemoniati…La Juve non c’è più e subisce l’inimmaginabile. Il Torino è a dir poco spiritato e un minuto dopo pareggia. Dossena riparte in verticale, appoggia a Beruatto e la centrata del terzino trova puntuale la testa di Bonesso che devia alle spalle di uno Zoff più sorpreso che colpevole. E’ finita? Macché! Al 74’, in un susseguirsi di azioni tumultuose, i granata vanno addirittura a vincere con una fantastica rovesciata di Torrisi. Il pallone, battuto dall’alto in basso, colpisce violentemente terra e rimbalza brutalmente per gonfiare la rete. E’ il delirio granata. E’ la fine del campionato. E’ il riscontro di una squadra – il Torino – diventata nuovamente indomabile”

Tieni duro Alexander



Tieni duro Alexander, il veleno che hai nel sangue non può ucciderti, vivi, perché la tua vita darà al tuo popolo una nuova speranza di vita, se risorgerai tante persone dovranno cominciare a tremare.

Tieni duro Alexander, espelli quel veleno schifoso, e trasformalo in rabbia per far terra bruciata attorno ai mandanti del tuo omicidio.

lunedì 20 novembre 2006

Anna e Alexander



antefatto: 3 aprile 2006 strasburgo, parlamento europeo, parla Gerard Batten eurodeputato dell'indipendence party inglese

"uno dei miei componenti, alexander litvininenko è stato tenento colonnello dell'FSB, l'ex KGB.

L'esposizione di Litvininenko sulle attività illegali della FSB lo costrinse a cercare asilo politico all'estero. Prima di cercare il posto dove rifugiarsi consultò il suo amico il generale Anotolj Trofimov un capo deputato dell'FSB. Il generale Trofimov disse a Litvinenko: "non andare in Italia, ci sono molti agenti del kgb tra i politici, Romano Prodi è il nostro uomo là" Nel Febbraio 2006 Litvinenko riportò questa informazione a Mario Scaramella della commissione Guzzanti che investiga sull'infiltrazione del KGB nella politica italiana. Quezta insinuazione contro un ex capo della commissione europea è una delle più gravi. Dovrebbe essere aperta un inchiesta, il parlamento europeo dovrebbe produrre una propria inchiesta"


scrivo questo articolo per colmare quel vuoto informativo che l'Italia sta facendo su un fatto che come vedremo ci riguarda molto da vicino.

il fatto, dovreste saperlo, Alexander Litvinenko sta morendo a Londra in ospedale, 2 giorni fa è stato avvelenato con il tallium radiattivo, una sostanza non presente in natura, e che pare riportare in maniera chiara la firma FSB. La cronaca londinese sostiene che 2 ore prima aveva incontrato in un caffè londinese Mario Scaramella, per ricevere dei documenti.

Come e quando Litvinenko abbia ricevuto il tallium lo può sapere solo lo stesso Litvinenko che in questo momento purtroppo ha ben altri problemi a cui pensare che poter parlare. Malelingue inglesi, sempre pronte a vedere in noi italiani terroristi e mafiosi tirano in ballo Mario Scaramella, uomo della commissione Mitrokhn alle dipendenze del senatore Guzzanti di Forza Italia, quest'ultimo in un'intervista al corriere ha smentito ogni coinvolgimento del suo consulente Mario Scaramella. Uomo apparso dal nulla per la commissione Mitrokhn, già coinvolto in una sparatoria con dei camorristi nel 2004, esperto in materia nucleare, a leggere le sue brevi note biografiche si capisce poco, anzi pochissimo di lui, sappiamo che solo da un paio d'anni ha avuto il diploma di tecnico di prevenzione dell'ambiente e dei luoghi di lavoro a Tor Vergata, con punteggio di 22,45 non certo un bambino prodigio visto che l'ha ottenuto a 32 anni, in un articolo apparso su l'espresso 3 febbraio 2005 pag62 a firma di Riccardo Bocca, in cui si parla di rifiuti nucleari nel golfo di Napoli Scaramella avrebbe:

- collaborato nel 96 con magistrati napoletani per la questione rifiuti nucleari
- collaborato dall'88 al '91 con l' Alto commissariato antimafia
- sarebbbe membro del Research ìnstitute all' Università californiana di San José
- aveva svolto incarichi riservati all'estero tra Stati Uniti, Gran Bretagna e Belgio

Riccardo Bocca non è certo un giornalista incapace ha lavorato prima all'unità per poi diventare caporedettaore a l'Espresso, è autore di molti libri di investigazione giornalistica. Quindi dobbiamo supporre che sa di cosa scrive.

Questo era solo per dare quel minio identikit possibile a un nome che appare su alcuni organi di stampa ma di cui non si può conoscere molto, e soprattutto la giovane età e l'apparente altissima esperienza fa sembrare molto delicato in questo ruolo.

Torniamo però ad Alexander, da cui siamo partiti, come sappiamo da Batten ha incontrato Scaramella nel febbraio di quest'anno, e l'ha re-incontrato 2 giorni fa poche ore prima che Litvinenko fosse colto da malore. Alexander stava indagando sulla morte di Anna Politkovskaja, da anni Litvinenko era un sostenitore della teoria del completto KGB dietro alle strag del 99, e alla tensione contro la cecenia, nel suo libro Blowing Up Russia accusa apertamente la sua ex organizzazione di aver orchestrato gli attentati per poter usare la mano pesante sulla cecenia, e poter creare un nemico dove non esisteva per poter distrarre la gente dai reali problemi di tutti i giorni e permettere a chi di dovere di farsi i suoi comodi.



Cosa è successo quindi? Litvinenko sapeva che era in cima all'elenco delle persone non gradite al suo ex capo Putin, e sapeva anche che come avevano fatto con Anna avrebbero fatto con lui, sapeva anche che l'Italia è amica del KGB, e sapeva anche che mentre a Febbraio Scaramella era alle dipendenze di un governo di centro-destro ora il governo aveva proprio alla guida "il nostro uomo là" come lo chiamava il suo amico Anatolj. Però sapeva anche che poteva fidarsi di Scaramella, visto che già lo aveva conosciuto. che mano c'è quindi dietro all'avvelenamento di Litvinenko? quella di Putin è probabile, ma se lui è il mandante, chi è l'artefice? davvero come sostiene Gerard Batten, l'attuale leader del nostro governo è uomo del KGB? davvero come sostiene il dossier Mitrokhn il partito comunista italiano e le Brigate Rosse avevano attivato numerose cellule di spionaggio russo in italia? e ancora perché la commssione Mitrokhn nonostante i ripetuti inviti di Londra, non hai mai voluto far venire Miotrokhn in Italia a parlare, non avevano davvero alcuna domanda da fare all'autore del dossier su cui stavano indagando? e ancora perché la nostra stampa pare ignorare un caso che coinvolge da vicino, dapprima ogni giornalista di questo mondo visto che l'omicidio di una giornalista tocca tutti da vicino, e ancora di più noi italiani visto che come vediamo il nostro parlamento aveva legami con chi indagava sulla sua morte. Ed è direttamente accusato di avere molti amici dei servizi russi.

Tutto questo ovviamente non ha e non avrà una risposta, non facciamoci illusioni, siamo in Italia, i giornalisti sanno solo piangere per il non rinnovo del contratto, ma fare inchieste non se ne parla proprio, attenti che si potrebbe danneggiare qualcuno. Anna è morta, Alexander è a un passo dal lasciarci, in passato anche Ilaria se ne era andata, e oggi qualcuno ci dice che forse anche nel suo caso la mano aveva una firma a 3 lettere, quanti altri se ne andranno nel nome della libertà di informazione? o almeno dell'averci provato a dire un'ipotesi di verità.

lunedì 13 novembre 2006

Voci dentro e voci fuori dal coro


Ammetto che un po' mi spiace rovinare questo bel blog libertario con un'intervento che loda la disciplina nazional-socialista, ma ne ho davvero pieni i coglioni di sentire solo più voci fuori dal coro.

Non prendete male quello che ho appena detto, non voglio certo dire qualcosa contro la difesa dell'individualità a cui tanto tengo, però cazzo, le voci fuori dal coro possono esistere solo se sono poche, e se sanno fare un controcanto degno del miglior schubert al coro più imponente, l'attuale starnazzare stonato di giornali e tv, e di tutti i singoli che vogliono mettersi fuori dal coro ha solo creato un coro stonato, una confusione che impedisce di capire cosa dice uno e cosa dice l'altro, forse un po' di sana disciplina nazional socialista tutto sto male non lo farebbe.

mercoledì 18 ottobre 2006

Come eravamo / 2
L'anarchico venuto dall'america per uccidere il re




 
 

Per raccontare questo fatto voglio partire una volta tanto non in mezzo alle cose, ma da un antefatto senza il quale questa storia avrebbe molto meno senso.
Era il 1898, la Lombardia viveva una situazione economica gravissima (furono 519.000 i lombardi costretti a emigrare in quegli anni) a Milano il popolo era sempre più affamato e l'esosa tassa sulla farina e sui macinati imposta dal re, rendeva il costo del pane inaccettabile per il popolo.
Fu così che il popolo insorse, e assaltò i forni del pane, mossi dalla fame e dalla volontà di non morire di stenti, l'insurrezione fu repressa nel sangue con i fucili e i cannoni dai Carabinieri al comando del generale piemontese Fiorenzo Bava-Beccaris, che poi per questa azione di ordine pubblico fu insignito con la Croce di grand'ufficiale dell'ordine militare di Savoia, "per rimeritare il servizio reso alle istituzioni e alla civiltà" da Umberto I re d’Italia.
Le stime parlano di oltre cento persone morte ammazzate dal piombo dell'arma sempre fedele nei secoli allo Stato, tra le vittime vi furono i miserabili in fila dai frati per ricevere la minetra.

Gaetano Bresci era da anni emigrato in America all'epoca di questi fatti, ma quando la notizia giunse al suo orecchio non potè lasciarlo insensibile, giovane anarchico che proprio nel nuovo continente stava scoprendo la dottrina della libertà.
Decise così che avrebbe vendicato quegli oltre cento miserabili che trovarono la morte per aver chiesto di poter mangiare. I restanti 2 anni della sua vita Bresci, come vuole la storia anarchica militante, li destinò alla preparazione del regicidio, tornò in Italia, studiò gli spostamenti del re, si procurò l'arma, e la sera del 29 luglio del 1900, mentre il re rincasava nella sua villa monzese si avvicinò alla carrozza, e il suo braccio0 divenne la vendetta di quei cento pezzenti che il re ordinò reprimere col piombo per un tozzo di pane.
Agì da solo, in perfetto stile anarchico, non provò pietà per l'uomo, ma solo odio per chi aveva con tanta efferatezza commesso quello che ai suoi occhi appariva come un crimine, ma che in quella società era premiato con una medaglia.
Fu condannato per regicidio ai lavori forzati a vita, rinchiuso in una cella alta tre metri guardato a vista, morì un anno dopo suicida in circostanza mai chiarite, il suo corpo fu fato sparire, i documenti sulla sua morte cancellati, di lui è arrivata a noi solo la rivoltella che per un attimo parve ridare al popolo la dignità perduta.
La sua storia si lega per certi aspetti a quella di Guy Fawkes che trecento anni prima cercò di fare lo stesso in Inghilterra con la "congiura delle polveri", ma laddove un gruppo di persone fallì, l'individualismo anarchico di Bresci arrivò dritto al suo obiettivo.

martedì 17 ottobre 2006

Intermezzo
Le tue vacanze in Malesia


le tue vacanze in Malesia mi regalano tranquillità/ saranno quindici giorni appena ma è pur sempre una novità / è provare letti giovani e nuove possibilità / intermittenze veloci di niente e qualcosa / e intervalli più brevi tra un niente e un qualcosa

i nostri amori in rovina / disattenzioni e poca intimità

aspetto il tuo ritorno / con ansia nascosta male / tra le pieghe degli occhi / per poi ricominciare / con la percentuale abituale / di rabbia e cibo in scatola / e tutto da rifare / in forse il tuo ritorno / e l’ansia nascosta male / tra le pieghe degli occhi / per poi ricominciare / con la percentuale abituale / di whisky e cibo in scatola / e tutto da rifare

le tue vacanze in Malesia regalavano tranquillità / dopo l’esplosione in volo hanno parlato di fatalità / qui intanto tutto è normale proprio come pochi mesi fa / tra intermittenze veloci di niente e qualcosa / e intervalli previsti tra un niente e un qualcosa

rinuncio al tuo ritorno / e alle nostre scene migliori / tra vodka e sonniferi
per poi ricominciare / a ondate / l’invasione abituale / di ambrosia e cibo in scatola / la noia da scacciare / io sogno il tuo ritorno / e le nostre sere migliori / tra insonnia e sonniferi / per poi ricominciare / a ondate / l’invasione abituale /di chemio e cibo in scatola / l’attesa che rimane

VALENTINA DORME - LE TUE VACANZE IN MALESIA

lunedì 16 ottobre 2006

L'uccellino che aiutò cristo



Erano passate sei ore da quando Gesù Cristo era stato crocifisso in cima al monte, le sue energie ormai ridotte a un lumicino, e le speranze di essere salvato ancora minori, i suoi compagni avevano abbandonato, e avrebbe condiviso il suo dolore solo con due ladroni.
Passava da quelle parti un piccolo uccellino, che uditi i lamenti di Gesù accorse al suo capezzale, si accorse che la fronte era massacrata da una corona di spine.
L'uccellino fece così l'unica cosa che poteva fare di fronte a quel supplizio, col becco si mise a togliere le spine dalla fronte di Gesù. Successe così che mentre toglieva le spine dalla fronte una goccia di sangue gli sporcò di rosso il petto.
Da quel giorno lui e tutti i suoi discendenti ebbero il petto color rosso, a ricordo del loro antenato che per ultimo cercò di aiutare dalle sofferenze Gesù Cristo


Conobbi così, tramite questa leggenda, quando ero bambino la bellissima storia del pettirosso, un uccello splendido che ogni anno verso l'autunno veniva a popolare i nostri boschi. E che solo in più tarda età avrei scoperto essere preda dei bracconieri, che senza pietà li uccidevano a migliaia, intrappolandoli in archetti e reti, pur di cibarsi dei loro piccoli corpicini.

questo post lo dedico ai due piccoli pettirossi a cui ieri ho potuto ridare la libertà, ma soprattutto va a quel piccolino che è morto pochi istanti prima di riottenere la libertà intrappolato ormai da troppe ore in una rete assassina.

venerdì 13 ottobre 2006

CentannidiTORO / 1
Quando la tromba squillava nella fossa dei leoni


a poco meno di due mesi dal centenario della squadra che amo più di ogni altra cosa al mondo, inizio una rubrica per ripercorrere la storia del mio grande torino, con aneddoti, racconti, personaggi, poesie e fotografie.

capitava in quegli anni che la squadra battesse la fiacca, succedeva anche a loro... Allora sentivamo una tromba che suonava la carica e vedevamo capitan Valentino Mazzola rimboccarsi le maniche della maglietta... Da quel momento sembrava che in campo ci fosse una invasione di maglie granata e i gol fioccavano... Non erano tempi avari... Il giorno dopo la tragedia la tromba suonò ancora una volta al Filadelfia, come aveva fatto per tanti anni, per innumerevoli domeniche... Fu una carica senza gioia, senza baldanza, un lungo e rabbioso addio...


Queste bellissime parole, scritte da Alessandro Verdecchi per il film "ora e per sempre" ricordano una delle più belle figure di questi cento anni di storia granata. Quella del trombettiere del filadelfia, che per anni ha rapppresentato il grido della folla che dava la certezza che le cose sarebbero sempre finite bene.
Quel suono ha riecheggiato nella fossa dei Leoni (così veniva chiamato il vecchio stadio Filadelfia) dal 45 a quel maledetto 4 maggio 1949, quando il cielo si portò via con se quella squadra che nessuno poteva battere.

Come eravamo / 1
Quella volta che i fascisti andarono al governo


Correva l'anno 1960, chiusa la parentesi dell'esperienza del centro sinistra, la DC apre una nuova era quella del "monocolore" così chiamato perché al governo ci saranno solamente esponenti DC, con l'appoggio esterno dell'estrema destra italana. Così il 23 Marzo 1960 la camera da la fiducia al governo Tambroni, grazie ai voti fondamentali del Movimento Sociale.

Gli effetti di un tale governo si vedono in brevissimo tempo, il 21 Maggio a Bologna un comizio del PCI viene fatto sciogliere dalla polizia. il 15 Giugno, il ministro allo spettacolo Umberto Tupini annuncia che ci sarà drastica censura per tutti quei film con "soggetti scandalosi, negativi per la formazione della coscienza civile degli italiani" il primo film ad essere accusato è "la dolce vita" di Fellini. Ma sarà a Luglio che la protesta monterà e la repressione pure, così il 7 luglio a Reggio Emilia, durante una manifestazione antifascista, la polizia reprime i manifestanti lasciando 5 morti per le strade. Una settimana dopo il presidente del consiglio Tambroni cerca alla camera di addossare le colpe ad un piano prestabilito dal cremlino (quanto è vecchia l'abitudine italica di dare le colpe ai comunisti?), ma 5 giorni dopo, la protesta avviene anche all'interno della stessa DC e così il governo Tambroni è costretto alle dimissioni.